Due righe buttate giù in un pomeriggio.

In vent’anni ci sono tante (forse davvero troppe) cose che ancora non capisco. Non mi è ancora chiaro, per esempio, perché la musica riesca ad ispirarmi nello scrivere non sapendo se lo faccia positivamente, tra l’altro.

Ci sono, tuttavia, tante altri argomenti e luoghi comuni che davvero non comprendo. Uno di questi è il proverbio: “Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare.”

Partendo dal presupposto che ritengo che noi siamo padroni di noi stessi e che se vogliamo fare qualcosa, allora ci impegniamo in modo proficuo, mi domando perché riusciamo ad ideare e progettare tante cose senza poi realizzarle?

Mi chiedo perché è così facile parlare di ogni cosa e, al contrario, così impossibile attuarle? Indubbiamente pianificare un qualcosa richiede uno sforzo in meno: si può evitare di tenere conto dei problemi della realtà. Però, a questo punto, un altro interrogativo affolla la mia mente: un buon ingegnere, un buono stratega non è colui (o colei) il quale (o la quale, a seconda dei casi) riesce a fare un prototipo efficiente controllando e verificando ogni dato?

Forse a questo punto mi pare ovvia la risposta: se vogliamo veramente fare qualcosa, se vogliamo riuscire in una qualunque opera dovremmo prendere carta e penna ed organizzare tutto quanto nei minimi dettagli, senza tralasciare alcun imprevisto ed eventualmente prepararsi al peggio.

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