Giornalismo iperlocale: scrivere per un territorio più piccolo

«Gio, ma scrivere per L’Eco, non è come giocare in Serie D o in eccellenza?»

Credetemi, è dura rispondere a questo tipo di domande poiché, onestamente, credo che solo vivendo il giornalismo locale si possa capire veramente cosa significhi lavorare in un settore più piccolo.

È naturale, quando si pensa al ruolo del giornalista, le prime immagini che saltano alla mente sono i mezzibusti degli anchorman e anchorwoman che si affacciano ai banconi dei telegiornali nazionali. C’è da tenere a mente, a tal proposito, che alcuni di quei volti hanno cominciato proprio così, con la cronaca di quartiere.

Ho cominciato il mio tirocinio quando sul curriculum avevo solo due esperienze come blogger, qualche contributo ad alcune pubblicazioni locali ed un esame di giornalismo sostenuto all’università. Leggevo, si, e amavo scrivere ma della cronaca locale non conoscevo quasi nulla. Tecnicamente non sapevo bene come smuovermi ed è solo grazie al direttore responsabile che, giorno dopo giorno, ho capito come lavorare.

Ad ogni modo, fin dal primo momento, capì che scrivere per un pubblico più piccolo o, meglio, scrivere per i lettori di una data area geografica non facilitava certo il gioco.

Innanzitutto, in alcuni periodi, c’è una scarsità di eventi ed una mancanza di notizie che rende il lavoro davvero arduo. Ci si trova con quel puntatore che ti lampeggia contro e ti dice «Dai, scrivi qualcosa!»

Questa, però, è un’altra storia…
Tornerò a parlarne qualche altra volta. Oggi, invece, riflettevo sull’importanza, troppo spesso snobbata, che un quotidiano locale possa ricoprire.

Qualche giorno fa, il caporedattore del mio giornale (che vive in un piccolissimo paesino sulle cime dei monti vastesi) venne a conoscenza di una storia orribile e naturalmente decise di raccontarla sulle pagine del nostro quotidiano.

Immediatamente la faccenda, è stata ripresa da alcuni quotidiani locali come ‘Il Centro’; poi c’è stata la volta del Tempo fino ad ieri quando la notizia è finita nella rassegna stampa di Sky Tg24.

È chiaro, dunque, che il giornalismo locale non è animato solo da personaggi fantozziani che, microfono alla mano, fanno solo gaffe in diretta. Ci sono altrettanti professionisti che svolgono il proprio lavoro ineccepibilmente a tal punto da finire in un tg nazionale. Lo scrivere per una testata locale, molto spesso, significa solo doversi sforzare di più per cercare notizie guadagnando di meno. Non si tratta di essere più o meno bravi. Almeno, non sempre!

È chiaro che dovrebbero essere i più qualificati a varcare le soglie delle testate nazionali ma non dimentichiamoci che fare di tutta l’erba un fascio sia un errore tipicamente umano. Ci sono capre che fanno informazione locale così come ce ne saranno in un contesto nazionale.

Si tratta di un dato di fatto. Tutto qui!

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