Istruzione, l’incubo della matricola

Sono chiassose, creano panico e si smuovono in branco. Ridacchiano, si guardano intorno spaesate e chiedono mille cose ad ogni passante. Questo è il sommario che può descrivere un essere vivente che prolifera ogni ottobre in tutte le università italiane: la matricola.

Sia chiaro, mi permetto di fare tali affermazioni perché anche io sono stato una chiassosa matricola. Il 3 ottobre 2010 ho passato circa 15 minuti davanti gli schermi di Via Ostiense, insieme ad altri trecento deficienti che, come me, non sapevano dove fosse la lezione di Linguistica italiana. Anche io, con faccia da ebete, non sono stato in grado di rispondere a domande come: «Ma tu sei della 270 o della 509? Che curriculum? LLE o OCI»?

Dunque: anche io sono stato una matricola, ovviamente.

Tuttavia, devo ammettere che sono felice di non dover seguire più le lezioni: oggi ho evitato di rispondere alla pioggia di interrogativi che mi avrebbero potuto porre quei diciannovenni confusi. Dopotutto, sul gruppo di facoltà abbiamo già avuto un assaggio di questo incubo. Si, perché interesserà a pochi saperlo, ma ora le matricole entrano nei gruppi di studenti prima di iscriversi.

Che c’è di male?
Fondamentalmente niente però provate ad immaginare la situazione: entri su facebook (tentando di dimenticare linguistca spagnola) e vedi il mondo che si fa azzurrino e compare un 1 rosso. In altre parole: ecco una notifica! Clicchi e vedi che Franceschina Matricolina ha scritto qualcosa sul gruppo. Apri e…: «Salve ragazzi, l’altro giorno ho fatto il test. Non so se sono entrata ma se fossi entrata la tassa quando la devo pagare»? oppure «Secondo voi se ho azzeccato 30 domande, ne ho sbagliate forse 15 e le altre sono incerte sono entrata»?

Ti viene da pensare: “scusate? Ma io che diamine posso saperne?” Aiutarsi tra studenti è il mio mantra ma, ragazzi, mettete ansia prima ancora di entrare. Figurarsi dopo!

Ad ogni modo, se le matricole si comportano così un motivo ci sarà. Quale? Semplice: non sanno dove altro trovare le risposte ai loro quesiti. È tutto lì il problema, effettivamente. Lo studente universitario medio ha a che fare con siti poco aggiornati che si bloccano ogni cinque minuti, soprattutto a settembre (quando si concentrano pre-iscritti, test di ammissione, risultati degli esami di profitto e gli avvisi per i laureandi). Insomma la povera matricola, abbandonata a se stessa, come caspita potrebbe fare?

Io, dopo quattro anni nel mondo degli atenei pubblici una risposta, forse, riuscirei a darla: perché ogni anno non incaricare una delegazione fatta di studenti e professori all’accoglienza?
Perché non istituire un comitato di benvenuto che fornisca orari (SU CARTA), indicazioni e che possa rispondere ai loro dubbi? Perché, visto che problemi di questo tipo sono vecchi come il mondo, non aprire un canale twitter, una pagina facebook di assistenza in cui i neo-arrivati possano avere risposte certe che vadano oltre il sentito dire?
Potrebbero anche scrivere una breve guida con le informazioni utili in modo tale da evitarsi domande ripetitive e scontate. Il metodo delle Faq sembra riscuotere successo: imparate ad apprendere dai risultati altrui, diamine!

Insomma: se io che sono uno studente (per giunta pure fuori corso) riesco a trovare una soluzione semplice, perché diamine voi accademici non riuscite a partorire un’idea così elementare?

Forse il fatto è un altro. È che un po’, lo ammettano i signori professori, se ne fregano; ottenuti i cinquecentoerotti euro di tassa ti lasciano lì, nell’atrio con la speranza che tu te la riveda da solo. È giusto che si diventi indipendenti, questo si. Però, anche noi qualche diritto ce l’abbiamo. Se pago una tassa è anche per avere un servizio. No? Non è così?

La maggior parte dimentica questo dettaglio; io studio in un posto dove gli orari vengono pubblicati il giorno prima dell’inizio delle lezioni. I miei compagni di facoltà direbbero: «ma allora de che stamo a parlà»?!

Effettivamente, non conviene nemmeno andare avanti.

 

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