Diario dello “pseudo-tuttofare” giorno #1

Litterae non dant panem“. Che citazione!

Sono diventato grande con questa citazione. Ho sempre saputo che fosse così ma, nonostante tutto, ho deciso che avrei provato a fare l’uomo di lettera. A tredici anni tentai il mio primo romanzo, un fantasy che presto finì nel cestino del mio Windows Xp; successivamente provai ancora e ancora finché riuscì a terminare un pessimo racconto thriller che tuttavia conservo gelosamente nel cassetto della scrivania.

Ero convinto che prima o poi avrei scritto qualcosa di sensato così mi dissi che avrei dovuto cercare un lavoro per vivere e che avrei scritto libri nel tempo libero. Pensai ad una carriera da avvocato, poi da medico ed infine da giornalista. Ero convinto che da cronista mi sarei arricchito o meglio che mi sarei sfamato di cronaca e che avrei arrotondato o, semplicemente, perso tempo da romanziere.

Insomma, una vita da sogno. Poi, però, ho dovuto fare i conti con la verità, qualcosa che ho imparato a conoscere giorno dopo giorno, negli ultimi tre anni.

Fin dall’inizio della mia collaborazione ho iniziato a guardarmi intorno e sono crollati i primi miti. Non ero l’unico folle a voler scrivere qui in Molise dunque non era così semplice trovare una redazione che ti pagasse con denaro vero e non con “visibilità”.

Oggi, 13 ottobre 2014, quasi niente è cambiato. Sono più grande -per così dire- e ho qualche cicatrice in più. (Non alludo al concetto spirituale della vita che ti segna ecc, bensì al fatto che, grazie alla mia goffaggine, mi sono cimentato in cadute rocambolesche che mi hanno lasciato il ricordino, oltre che arricchire il mio background con ulteriori colossali figure di merda). Torniamo al punto. Dicevo: quasi niente è cambiato. Sono ancora uno studente, continuo a scrivere per la gloria ma ora, secondo la legge italiana, posso vantarmi di essere un giornalista pubblicista. In altre parole posso atteggiarmi, pur avendo un portafogli vuoto.

Perciò, questa mattina mi sono cimentato nella muratura. Ho ricominciato a dare una mano a mio padre -per qualche spicciolo extra. Il compito della giornata era applicare la carta gommata intorno ad alcune travi in legno che andranno tinteggiate. E sapete che c’è di nuovo? No, non mi sono scoperto un perfetto muratore, anzi. Il fatto è che stare per fatti miei a tagliare pezzi di scotch ed attaccarli è stato terapeutico. Ho avuto modo di fare due conti, tracciare qualche nuova linea per il mio futuro, e mi sono creato una sorta di piano b.

Ora, alcuni diranno che prepararsi una scappatoia vuol dire arrendersi ma a questi qui vorrei chiedere: voi che fareste quando avete i conti da pagare e in tasca avete soli 5 €?
Mi sono detto: negli uffici pubblici le uscite di emergenza ci sono per tutelare la sicurezza di chi lavora lì dentro mica perché ci si auspica una tragedia. Anzi.

Richard Webber, il saggio primario di chirurgia del Seattle Grace Hospital -struttura sanitaria che ha fatto innamorare mezzo mondo della chirurgia, me incluso- dice “Speriamo nel meglio ma ci prepariamo al peggio”. Ovvero: non smettere di sognare ma porta sempre con te un paracadute.

E, tutto sommato, possiamo dargli torto?

Per il momento, da qui è tutto. Vediamo se domattina, il mio lavoretto mi fulminerà ancora con nuove teorie. Magari, mi viene in mente come riportare l’Italia sulla retta via.

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