Racconto: Il bucato, la piaga dello studente

Quando parti dal tuo paese e ti trasferisci nella città della tua università, sono molte le cose che ti spaventano: e se mi perdo? E se mi borseggiano? E se ci rapinano? E se mi manca casa? Ha mille interrogativi ma non pensi al bucato. Non si sa ancora perché ma nessuno studente si preoccupa del bucato. “Tanto butto tutto in lavatrice, temperatura bassa, un paio di acchiappa colore ed è fatta!”È vero! È così che si fa; o meglio, così che fa uno studente. Non esiste distinzione di colore, di tessuto ecc. Si butta tutto nel cestello e poi si incrociano le dita. Il problema, infatti, per lo studente medio, non è questa prima fase; la fase uno scorre abbastanza liscia così come la fase due: stendere i panni è una cosa noiosissima ma alla fine, alla male e peggio, si combina sempre qualcosa. Fin qui sembra tutto regolare e normale ma, in realtà, c’è la terza fase: stirare i panni. Questa ci terrorizza.
Innanzitutto lo studente deve prendere confidenza con il ferro da stiro. E dopo essersi avvicinato lentamente a quello strano oggetto inizia a premere energicamente come se dovesse assottigliare una fiorentina da 2 kg. La prima volta che fa il bucato, lo studente, segue tutte le regole dettate dalla mamma e quindi anche lo stirare richiede una particolare procedura fatta di piccolissimi accorgimenti che ti faranno uscire con i vestiti più lisci di quando tu li comprasti. Si inizia così a passare quella “pialla” su ogni indumento (la prima volta stiri anche calzini e mutande) e consumi energia elettrica e fisica tanto che alla fine sei esausto. Circa un’ora e mezza per una lavatrice, mentre tua madre impiega al massimo quarantacinque minuti.
Accade perciò che ogni studente, dopo aver tentato per un massimo di tre volte, si arrenda e decida di utilizzare la tecnica “stiro a mano”.
Come funziona? Semplice: lavate i vostri capi scegliendo un tipo di centrifuga che li lasci strizzati ma non eccessivamente aggrovigliati (un 600 giri dovrebbe andare bene); tirato fuori il bucato lo riponete in una cesta e lo ‘sbattete’ bene prima di stenderlo. A questo punto dovete monitorare l’asciugatura; quando saranno semi asciutti, li prendete e li schiacciate per bene con la mano conferendogli quello stato di apparente ordine.
È così che la maggior parte degli studenti risolve il problema; tuttavia la tecnica ha una pecca: non è utile per camicie (soprattutto in sede di esame dove il professore potrebbe guardarvi di sottecchi credendo che abbiate trascorso la notte in discoteca con quella camicia, e non avendo chiuso occhio, ndr) ed è una pratica pericolosa da applicare prima del rientro a casa, dai vostri genitori. Succede che se vostra madre apre la vostra valigia, mette tutto quanto in lavatrice convinta che sia da lavare; “Mamma perché metti le cose pulite in lavatrice?”
“Perché questa è roba pulita?”
“Certo…”
“Ma è così stropicciata!”
“Ehm… è perché l’ho stirata a mano!”
“E, e, e, i professori che dicono quando ti vedono così? E i tuoi amici?”
“Beh i professori non so, ma i miei amici sanno che ho 19 anni e che non ho il tempo di stirare”
Momento di silenzio prima che lei concluda con: “Passerai per uno straccione”.
Dopodiché mette tutto in lavatrice, igienizza e stende per bene e stira alla perfezione.

Originariamente pubblicato su Tribuna Italia

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