Diario dello “pseudo-tuttofare” giorno #5

Ieri, ho avuto qualche problemino sul lavoro -se così possiamo definirlo.

È capitato nel pomeriggio quando, mentre ero impegnato nel locale di papà, sono stato contattato da un uomo che voleva vedermi per risolvere un problema; voleva che gli dessi un consiglio. Io credevo si trattasse di qualche notizia, qualcosa che volesse dirmi per far si che scrivessi un articolo ma, in verità, voleva chiedermi semplicemente un favore, sapendo che io non avrei mai detto NO!

Comunque, ci accordiamo quindi scappo dal locale e, dopo aver sciacquato il pennello sporco di vernice, torno a casa, mi faccio una doccia e corro per arrivare in orario.

Straordinariamente, in venti minuti (doccia inclusa) riesco ad essere nel luogo dell’incontro ma mi danno buca. Solo quando avrò chiamato l’uomo, scoprirò che aveva bisogno di un consiglio per creare un sito ma che aveva risolto e che non aveva potuto chiamarmi.

Ora, volendo credere a quanto dichiarato, ho fatto finire la cosa lì però, oggi, mi sono messo a pensare…

Ho pensato a questo amico, che mi aveva rifilato la sola e poi mi sono concentrato sugli altri problemi di lavoro, inceppi che -generalmente- potrebbero essere risolti se solo si fosse più professionali. Quindi mi sono detto: ma la professionalità è innata oppure la si acquisisce con l’esperienza?

Beh, secondo me, in piccola parte la si acquisisce lavorando però, al contempo, credo che sia un mero fatto di educazione. Credo che anche in questo caso siano i nostri genitori a formarci. Ho dato una mano a papà, sin da piccolo. Lui è un meccanico che ripara macchine agricole quindi ha a che fare con gente che usa quei motori per lavorare. Per questo mio padre non ha mai tardato una scadenza: se avesse detto che avrebbe riparato un decespugliatore per giovedì, potete stare certi, che sarebbe andata così.

Dunque, sono cresciuto con l’ansia degli orari e delle scadenze. Una precisione che papà da meccanico ha trasferito a me che voglio fare il giornalista. Cerco di rispettare le scadenze quanto più possibile, sebbene mi capita di fare qualche eccezione.

Parlando ancora di professionalità, pensiamo anche all’umiltà. Umili ci si nasce, direbbe qualcuno ma avete mai visto un ragazzo modesto figlio di due palloni gonfiati? Io no. Nel 90% dei casi quel pomposone, finirà per essere un arrogante lavoratore con il quale sarà difficile collaborare.

Poi ci sono coloro i quali insultano i propri colleghi in qualsivoglia occasione. Secondo me, questi qui, hanno vissuto in case dove volavano insolenze.

Dunque, che dire?
Sono mamma e papà ad insegnarci come smuovere i primi passi. Il problema è che spesso non si rifletta sul fatto che questi insegnamenti un bambino se li porta avanti per tutta la vita e li applica ai vari contesti.

Ovviamente, però, è solo la mia opinione.

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