Ecco perché lascio l’Eco…

Ancora dieci giorni ed avrei festeggiato il terzo anno nell’editoria locale. Dico avrei perché, purtroppo, la mia avventura con l’Eco finisce qui… per ora!
Su quelle pagine abbiamo sempre detto che i nostri capi erano due: la verità ed i lettori dunque eccomi qui a spiegare ai miei amici, concittadini e conoscenti perché ho dovuto prendere questa decisione.

Quando ho cominciato a scrivere (per Altomolise.net) ero un ragazzo in fuga da Roma che sperava di riuscire a trovare una sua nicchia nel mondo del giornalismo molisano. Poi, però, ho visto il mio collega, amico (e mentore) perdere il suo posto di lavoro: chiudeva “I fatti del nuovo Molise”. Credevo che un giornale con i numeri giusti non potesse fallire. Credevo ma non sapevo che effettivamente non fosse così.

Infatti, le testate chiudono i battenti pur avendo un buon seguito e sempre più colleghi si ritrovano in strada. La crisi economica ha relegato l’informazione tra i beni e servizi di secondo tipo. Di conseguenza gli editori cercano di risparmiare pagando una miseria i propri redattori. Un redattore mal pagato è un professionista frustrato che non può fare i giusti approfondimenti. Spariscono generi come l’inchiesta ed il reportage perché l’unica cosa che ci può permettere di fare è la cronaca a stretto giro. Costa poco e vende. Ma chi ci rimette? I lettori.

Dunque, se succede a livello nazionale, immaginate qui, nel piccolo mondo dell’informazione locale. L’Eco è un giornale che registra sessantamila visite mensili ovvero duemila al giorno. I numeri sono ottimi ma in pochi hanno capito l’importanza dell’advertising online così imprese e commercianti investono nella pubblicità cartacea: cartelloni e volantini (una spesa eccessiva ed inutile!). Di conseguenza, un sito come il nostro si trova in difficoltà e, dopo un po’, non c’è passione che tenga.

L’Eco, con pochi investitori e senza nessun finanziamento pubblico, non poteva pagarmi e a questo punto (in vista di quello che si spera essere il mio ultimo anno da universitario) ho dovuto farmi una domanda: posso continuare a dedicarmi quotidianamente ad un lavoro che sottrae tempo al mio studio pur non essendo pagato? Ho dovuto dire di no. Ho dovuto farlo perché a questo punto riuscivo a dedicare pochissimo tempo ai miei articoli; non mi piaceva come stavo lavorando recentemente poiché era un danno per me e per voi.

Chiaramente, non riporrò la penna nel cassetto bensì scelgo il freelancing una pratica che mi consentirà di scrivere con i miei tempi senza quelle esigenze delle quali dobbiamo tenere conto per restare a galla nel mondo del giornalismo online. Non sparirò. Proverò a scrivere saltuariamente per più testate (a seconda della tipologia del pezzo) e, probabilmente, mi ritroverete anche tra le pagine de l’Eco. Ho solo dovuto operare una scelta e ho scelto di comunicarlo usando questo spazio, la mia casa, il mio blog.

Detto questo non mi resta che ringraziare i miei colleghi per tutto ciò che mi hanno insegnato e i lettori per aver avuto fiducia in me.

A presto.

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5 pensieri su “Ecco perché lascio l’Eco…

  1. Rosy ha detto:

    una situazione generale vergognosa!! Non solo per il giornalismo ma per tutti quelli che vogliono lavorare nel mondo della cultura…Situazione inconcepibile!! In bocca al lupo!!

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