#CharlieHebdo, ricominciamo con la sagra del “non sono razzista ma…”

Parigi, Milano, Londra e Roma. Tutto il mondo insorge dopo la strage di #CharlieHebdo, rivista satirica che pochi conoscevano.
Chiaramente, sono fatti come la sparatoria dei giorni scorsi a scatenare generale interesse per la satira, che la pubblicazione francese faceva da anni. Tutto questo è naturale, così come sono prevedibili le reazioni. C’è chi si indigna, chi piange, chi rabbrividisce («Diamine! Mia cugina passava lì tutti i giorni»!). Ovviamente, ahimè, c’è chi strumentalizza.

Rimandiamoli a casa.
Che cazzo volete da noi?
Ma non vi basta l’ospitalità?
(Addirittura): Mare pensaci tu!

Quattro frasi che spuntano ovunque, magari sotto forme diverse ma unite da uno stesso comune denominatore: odio razziale! Impossibile, direte? Invece no! La logica della razza A e B esiste ancora (e non sto parlando di canoni antropologici utilizzati dai ricercatori per riconoscere i crani e via dicendo!). Nel 2014, quando gli italiani prendono la valigia per andare in paesi stranieri alla ricerca di lavoro, esistono ancora concetti come quello dell’inferiorità della razza o della superiorità.

Sarò cattivo: sapete chi è l’unico inferiore? Sei tu! Tu che pensi ancora che un cittadino italiano abbia più diritti di un ragazzo del Gambia o del Senegal. Meno intelligente sei tu che dici: «Non sono razzista ma…» perché, vedi, è quel MA che, troppo spesso, ti fotte.

Ad ogni modo: perché dico tutto questo?
Well, it’s easy! Affronto questo argomento semplicemente perché ancora una volta ho letto post xenofobi e razzisti che facevano di tutta l’erba un fascio. Gli attentatori di CharlieHebdo erano estremisti non solo musulmani dunque è necessario fare qualche distinzione. È come se tu, mia cara vecchietta, che vai in Chiesa per “pregare” e per spettegolare sulla vicina che ha preso una badante della Romania («Oh, mio Dio le ruberà tutto»! cit.), venissi additata come crociata perché in passato i Cristiani hanno partecipato a queste battaglie religiose. A proposito: notate qualche somiglianza?

Comunque, siccome non mi sento per niente competente in materia lascio la parola a qualcuno che ne sa un po’ più di me. Si chiama Mauro Munafò ed è un giornalista de “l’Espresso” che ieri ha scritto questo.

Augurandovi buona giornata,
aspetto commenti razzisti, minacce e quant’altro una persona SUPERIORE sia in grado di fare per dimostrarmi che ad aver ragione è sempre colui che alza la voce.

Un saluto senza frontiere,
Giovanni Giaccio

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