Il giornalismo non la trionferà

Purtroppo, lo scenario descritto da Giuseppe Manzo non è nient’altro che la verità.
È un qualcosa di orribile da dire, da scrivere (non credo che Manzo sia felice di costatare questa triste realtà) ma corrisponde al vero. Si tratta di una situazione incresciosa anzi no, scusate. Non ce la faccio a contenermi ed utilizzare un linguaggio “pulito” ed educato. Tutto questo fa solo schifo.
Non voglio fare il paranoico ma a me sembra che ci sia una politica che preveda la censura. Un tipo di soppressione della libertà di stampa che è più sottile. Intendo che è sicuramente più semplice sottomettere l’informazione se è malpagata o, addirittura, NON pagata.

Infine, poniamo che non ci sia nessun complotto. Potrebbe darsi che ci si ritrovi davvero davanti ad una crisi del mezzo (carta vs digital) che sta destabilizzando il mercato. Mettiamoci pure che i giornalisti non siano pronti e che la crisi economica abbia relegato l’informazione nel gruppo dei beni di secondo tipo; ad ogni modo, vorrei chiedere, così su due piedi: è normale che un sindacato pensato per tutelare i giornalisti, vada a favore degli editori?
Io (giovane giornalista, ancora alle prime armi) credo di no. Sarò ignorante, illuso, innamorato di un’ideologia e magari sarò pure poco realista tuttavia, credo di ricordare che i primi sindacati nacquero per volere degli operai che chiedevano di essere ascoltati dagli imprenditori. Dunque, lo spirito dovrebbe essere quello.
Però, penso di aver scritto bene: dovrebbe!

Scusate per lo sfogo e soprattutto per il disordine con cui ho espresso questi pensieri.

Quando lavoro, sono più ordinato 😉

Diario di un cronista

Lo striscione davanti la sede Fnsi durante protesta 8 luglio Lo striscione davanti la sede Fnsi durante protesta 8 luglio

A Chianciano è in corso il congresso della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). Me ne sono accorto su twitter, dopo aver visto un retweet ironico della mia collega Simona Petricciuolo. Il sindacato unico recita il suo copione, continuando a difendere quel po’ di privilegio esistente e facendo battaglie per la libertà di stampa in giro per il mondo: libertà che ha rinunciato a vedere in Italia. Come quando l’8 luglio 2014 i massimi dirigenti sindacali definirono “squadristi” e “fascisti” gli oltre 100 giornalisti che andarono a contestare la firma del contratto vergogna fin dentro la sede nazionale. E, ancora, si tratta di un congresso farsa visto che manca una regione come la Campania con 8mila pubblicisti e 2mila professionisti ma soprattutto con l’80% di disoccupati e precari.

E forse non è un caso che proprio ieri ci sono stati…

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