Alluvione a San Salvo Marina: prima o poi noi dimenticheremo…

Ero in pausa questa mattina, quando ho dato uno sguardo all’homepage di facebook ed ho notato un articolo che ha richiamato la mia attenzione: “Sconforto e tenacia: reportage dal post-alluvione“. In tutta sincerità, non è stato proprio il titolo ad attirarmi bensì il fatto che fosse stato condiviso da un collega che poi ho scoperto essere l’autore: Antonino Dolce.

Onestamente, quando ho cliccato sul link non sapevo cosa aspettarmi ma, devo dire, che quando ho iniziato a leggere sono rimasto turbato: un alluvione, nei giorni scorsi, ha distrutto case di alcuni cittadini di San Salvo Marina. Niente di diverso da quello che è successo in Liguria, starete pensando. Effettivamente, la natura della tragedia è la stessa ma oggi ho avuto modo di scoprire che conoscere i luoghi che rimangono vittima di un cataclisma è veramente brutale. Un’ovvietà, starete pensando. Infatti è così ma, credetemi, pur avendo sempre saputo che fosse così, testarlo sulla propria pelle è tutta un’altra storia.

"Post allagamento 2" di Antonino Dolce

“Post allagamento 2” di Antonino Dolce

Sono cresciuto sapendo che i miei zii avessero una casa nel complesso residenziale delle Nereidi, una serie di palazzoni bianchi che svettano già dalla statale e che distano poco dal mare. L’appartamento dei miei zii, che prima era dei miei nonni, è stato parte della mia infanzia perché, in qualche modo, ho sempre pensato che quel luogo fosse anche un po’ mio. Frequentavo quel palazzo e, soprattutto, ho frequentato quei negozi che oggi si ritrovano a fare i conti con il fango, l’acqua che ha distrutto tutto ed una melma che li traumatizzerà. Oggi, così come domani, quei commercianti passeranno notti insonni a pensare: “come farò? Non bastava la crisi economica che ha già chiuso la metà di quegli appartamenti? Doveva aggiungercisi l’acqua maledetta!”

Ho letto le parole di Antonino ma, soprattutto, ho guardato le foto, le ho fissate e con orrore ho riconosciuto qualche negozio, i garage, un paio di scorci. Sono stato colto da un magone, una sorta di pietra che mi ha intristito. È strano da dire ma è come se quel fango si fosse attaccato addosso anche a me, mi avesse sporcato le scarpe e insozzato i pantaloni fino alle ginocchia. È come se quella melma la sentissi addosso. E sapete qual è la parte peggiore di tutto questo? Che, ammettiamolo, io -così come molti di voi- ci penserete oggi e forse pure domani ma, questa estate, magari andrete in quel residence e vi godrete l’estate mentre qualcuno di quei commercianti ancora non riporterà i conti in pari e vedrà la pensione allontanarsi ancora…

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