Caro Paolo, non sentirti in colpa!

«Ho fatto carriera, prof, ma vivo in un mondo di squali e temo di esserlo diventato anche io». È questo il titolo che Giovanna Cosenza, professoressa presso l’Università di Bologna, ha scelto per uno dei suoi ultimi post.

La Cosenza, infatti, tiene un blog nel quale, oltre a fornire informazioni di servizio ai propri studenti, racconta anche il mondo del lavoro giovanile grazie alla partecipazione di allievi e laureati che le inviano del materiale. Il blog è un contenitore di lettere, testimonianze di vita reale. Insomma la prof, diventa un passaggio tra più mondi, uno spazio virtuale in cui si uniscono le storie degli studenti alle vicende dei laureati che vengono arricchite dai consigli della blogger. La professoressa ormai è un po’ la docente di tutti anche di chi, come me, studia altro atenei distanti chilometri.

Fatta questa premessa, arriviamo al punto: «Ho fatto carriera, prof, ma vivo in un mondo di squali e temo di esserlo diventato anche io».
Avevo da poco finito di pranzare e stavo giusto metabolizzando una decisione che avevo appena preso per quanto riguardava la gestione di una certa situazione a lavoro quando sono incappato nella storia di Paolo, giovane trentaquattrenne in carriera che teme di essersi piegato alle logiche di mercato.

Nella lettera destinata alla Cosenza, Paolo racconta di come abbia avuto successo nel lavoro e di come la sua vita sia cambiata: non ha solo un ruolo importante ed un buono stipendio infatti, la legge del rovescio della medaglia ha colpito anche l’ex allievo della prof, costringendolo ad ore in ufficio e poca vita sociale: «è quasi impossibile avere una vita privata che non abbia a che fare con l’azienda, perché gli amici te li sei fatti in azienda, la fidanzata, la compagna o la moglie è una collega, e per quel che riguarda il tempo libero, be’, il bar è qui dentro, il ristorante, la palestra e persino il cinema sono qui dentro e… cosa vuoi di più dalla vita»?

Non finisce qui!
Difatti, il ragazzo, sfogandosi, dice alla prof che negli ultimi giorni ha visto licenziarsi un impiegato con una famiglia a carico, un uomo più grande di lui che prima delle dimissioni era diventato un suo sottoposto. Da quel momento in poi, spiega il trentaquattrenne, non riesce a dormire e si sente in colpa poiché sa di essere molto duro con i suoi collaboratori. Infine, chiude la mail dicendo: «Sono diventato anch’io uno squalo, prof. Uno squalo come loro».

Leggendo il post la mia reazione è stata duplice: in un primo momento ho pensato “Paolo: ma perché cavolo ti senti in colpa?” ma l’attimo dopo mi sono preoccupato poiché mi sono detto: “forse anche io sto diventando uno stronzo”. Dunque, sono corso ai ripari ed ho fatto una piccola indagine di mercato e la risposta è stata stupefacente: avevo ragione: il lavoro è lavoro e se il tuo capo è più giovane di te resisti e cerchi di imparare.
A confermare questa teoria sono stati i miei amici con i quali ho condiviso le mie perplessità.

Ad un certo punto, lo ammetto, mi sono spaventato e sono entrato in paranoia anche io, lasciandomi prendere dal panico perciò, quando mi sono chiarito le idee ho deciso di rispondere a Paolo pubblicamente intromettendomi nel dialogo tra la professoressa Cosenza e il ragazzo (mi perdoni, prof!).

Dunque, mi rivolgo a te Paolo: ho solo 23 anni e ancora studio ma inizio ad affacciarmi sul mondo del lavoro. Ho collaborato con gente più grande di me che non voleva aggiornarsi e con persone splendide pronte a prendere nota di qualsiasi consiglio, perfino quando ero arrivato da poco.
Credo che avere un “capo” più giovane non debba essere un motivo di frustrazione bensì lo si debba guardare come una molla: se ci riesce lui che è più giovane e con meno esperienza perché non posso farlo io?
Oggigiorno le aziende sono sempre più competitive e tenere il passo con i tempi vuol dire sapersi adattare quindi la domanda che ti pongo è: se sei stato promosso tu e non lui, perché ti colpevolizzi? Sicuramente avrai lavorato meglio o sarai più competente quindi non assumerti colpe che non hai.
A deludermi, detto in tutta sincerità, è proprio il quarantacinquenne che si è lasciato spaventare da una mera questione anagrafica o, volendo coniare un nuovo termine, testosteronica (Io, che sono più anziano, non sono il capobranco? Giammai!). Insomma: togliamoci dalla testa che sono solo i più giovani a dover imparare. Nessuno può sapere tutto dunque un po’ meno di arroganza e un po’ più di curiosità.

Smettila di avere incubi, caro Paolo! Goditi la vita e la tua posizione perché, credimi, sei fortunato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...