Lauree umanistiche, Giubilei: «è colpa anche degli studenti svogliati»

Ognuno di noi, nella vita, colleziona ricordi indelebili. Per esempio, io posso descrivervi perfettamente quel sabato, nel 2010, quando informai i miei genitori che non avrei preso giurisprudenza, come tutti credevano (“perché Giovanni, con quella parlantina, solo l’avvocato può fare!”).

Per anni, avevo avuto una sola certezza: volevo scrivere. Tuttavia, non credevo di potermi sostenere con la scrittura così avevo ideato un Piano B che mi vedeva scrittore a tempo perso. Comunque, quando toccava iniziare a pensare seriamente al futuro, presi la mia decisione: avrei studiano lingue.

Sebbene fossi sicuro e fiero della mia scelta, i miei genitori non la presero benissimo. Perché, si sa, “litteram non dant panem” quindi ebbe inizio il tipico teatrino che noi studenti, iscritti ad un corso di laurea umanistico, conosciamo bene. “E se facessi economia con il tuo amico Luca?” Oppure: “che ne pensi di una di queste triennali per fare il tecnico di laboratorio?” Ancora: “Guarda che legge da un sacco di sbocchi e oggi conoscere le normative apre tante porte” e così via…

Potete, perciò, immaginare con quanto disappunto abbia letto l’articolo di Stefano Feltri in cui egli si scagliava contro gli studi umanistici. Quel contenuto mi aveva lasciato l’amaro in bocca: qualcuno, che tra l’altro vive di editoria, aveva insultato una grossa fetta della nostra cultura. Un affronto che non è passato inosservato e che ha indignato molti.

Tra questi il giovane Francesco Giubilei che, in un articolo pubblicato su “Cultora”, ha smontato l’errata analisi di Feltri, fornendo una spiegazione più razionale al paper pubblicato dal CEPS (associazione che ha calcolato il valore delle lauree, ndr). Devo dire che quanto affermato da Francesco ha scatenato gli stessi effetti che avevano gli spinaci su Braccio di ferro dunque ho contattato Giubilei e, dopo averlo ringraziato per quanto fatto, gli ho posto qualche domanda.

Il tuo è un articolo che smonta pezzo pezzo i luoghi comuni sulle lauree umanistiche. Ciò mi fa pensare che anche tu ti sarai scontrato milioni di volte con il tipico cliché: “perché non hai preso professioni sanitarie?”
Dopo vari anni di lavoro nel mondo dell’editoria, per fortuna, questa domanda non mi viene più fatta da chi mi conosce. Confesso però che alle superiori, prima di scegliere l’università a cui iscrivermi, era una rimostranza che in tanti – dai professori agli amici – mi avevano fatto.

Perciò, mi chiedo: qual è la cosa peggiore di dover rispondere ad un interrogativo del genere?
È sufficiente rispondere con una citazione: “un artigiano che assolve perfettamente alla sua funzione è indubbiamente superiore ad un re che scarti e non sia all’altezza della sua dignità”. Meglio un laureato in una facoltà umanistica serio e preparato che un cialtrone laureato in facoltà considerate di maggior prestigio. Quando inizieremo a capire che bisogna valutare una persona per quello che fa e non per la facoltà in cui è – o non è – laureata probabilmente alcune dinamiche del nostro paese cambieranno. Spero non avvenga troppo tardi.

Ignoranza, superficialità o altro. Qual è la causa di questo odio per le facoltà umanistiche?
In parte, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo, è colpa di molti studenti che si sono iscritti a queste facoltà più per svogliatezza o mancanza di serie alternative che per una reale convinzione. Così facendo hanno abbassato il livello collettivo e reso il mercato del lavoro sovraffollato con l’offerta di gran lunga superiore alla domanda.

Veniamo all’articolo. Cos’è che ti ha spinto a rispondere a Feltri?
Sono rimasto sconcertato dal suo articolo, volutamente provocatorio ma al contempo infarcito di luoghi comuni e istigazioni spicciole. Se si è vicedirettori di un quotidiano nazionale bisognerebbe avere innanzitutto il rispetto vostro i propri lettori e soprattutto la decenza di esprimere certe tesi con maggiore cognizione di causa.

Improvvisamente sei diventato il paladino di una categoria e, diciamolo, anche di una o più  generazioni. Che messaggio vorresti inviare ai tuoi colleghi e coetanei?
Di seguire le proprie passioni mantenendo i piedi per terra. Al giorno d’oggi non esistono certezze, non è detto che un laureato in economia o giurisprudenza trovi subito lavoro, a quel punto tanto vale intraprendere il percorso che si ritiene più consono per le proprie attitudini. Vivere tutta la vita con il rimpianto di aver fatto la scelta sbagliata non è facile.

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