Riflessioni di un viaggiatore solitario

Per anni, mi sono chiesto: è utile dare le mie opinioni usando il mio blog? Chi potrebbe trarne vantaggio? A chi potrebbe interessare?

Così, spesso e volentieri, ho abbandonato le bozze, chiudendole in un cestino virtuale. Post che forse qualcuno avrebbe anche letto volentieri. Oggi, però, mi sono detto: tu scrivi, poi vedrai… Male che vada, restano lì a riempire l’etere. In rete c’è tanta spazzatura perciò aggiunere qualche altro “trash-post” non farà male a nessuno.

Ho partorito questa ovvia (ma per me geniale) considerazione a bordo della corriera che mi portava ad Isernia da Roma. Fuori sta piovendo, c’è nebbia e pare che il pullman sia diretto verso la pianura padana o qualche campagna inglese. I miei compagni di viaggio sono signore di mezza età che, silenziose, si nascondono nei loro sedili; un paio di studenti e una specie di donna in carriera che da circa un’ora è ricurva sul suo blocco notes a prendere appunti. Mai vista una bic scorrere così velocemente!

Devo ammetterlo: se non avessi la batteria con “un piede nella fossa” avrei già contattato il creatore di Netflix per ringraziarlo. La sua app per tablet, la connessione di Tim e un documentario Bbc su Steve Jobs hanno decisamente evitato che morissi di noia su questa corriera bianca e rossa.

Ad ogni modo, ad un certo punto, il documentario è finito, la batteria ha notificato la sua prossima morte ed io mi sono arreso. Ho dato inizio alla procedura standard del viaggiatore medio: stiracchio, origlio, rifletto.

Tra un’impicciata nei fatti altrui e l’altra mi sono messo a pensare: quante volte ho fatto Roma-Isermia in solitudine? E quante volte questo viaggio ha influito sul mio umore?

Attenzione non sto to parlando della qualità del servizio offerto bensì di tutto ciò che è connesso al viaggiare. Vedete, quando sono su un sedile il mio cervello si sveglia e tutti i neuroni (perfino quelli che in genere ronfano) si mettono in movimento. Dietro quei finestrini sporchi  (perché lo sono sempre) sono in grado di analizzare gli errori che ho fatto in un esame, ripenso alle frasi che avrei dovuto dire durante un confronto o una lite, faccio progetti per il mio futuro, capisco teoremi di matematica. (Ok, l’ultima no!). Insomma, per dirla in altre parole, mi sparo certi viaggi che me li sogno sotto i fumi dell’alcool.

Quindi mi sono detto: e se una delle parti migliori del viaggio fosse il viaggioin sé?

Vi lascio con questa domanda. Utilizzerò le ultime capacità della mia batteria per salvare il file dopodiché tormerò ad origliare (la tizia dietro di me sta sparlando del suo capo e la faccenda è interessante!).

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