Confessioni di domenica

Domenica pomeriggio. Fuori fa freddo e i miei amici sono tutti impegnati con lo studio, sparpagliati tra Pescara e Roma. Posso tornare a casa mia e scoprire che di domenica proprio non riesco a studiare, fare un giro con il cane oppure restare a casa di mia nonna, aspettando la cena. Scelgo la terza opzione (come faccio sempre, d’altronde).

Mia sorella è in giro, mia zia è appena andata via ed io sprofondo sulla poltrona. Al mio fianco c’è nonna. Intenta a guardare una serie tv su un angelo custode, ogni tanto scambia qualche chiacchiera con me. Parliamo del più  e del meno finché, ad un certo punto, si comincia a parlare di soldi, di bollette e conti che non tornano a fine mese.

Mentre io mi lamento del fatto che in soli sette giorni ho fatto fuori pc e telefono, mi rendo conto che io devo fronteggiare dei costi iniqui, se paragonati a quelli di un pensionato. Mi sento immediatamente stupido e così taglio corto: “sono tutte cose di cui si può fare a meno ma, nonnì, quando uno si vuole togliere uno sfizio, diventa tutto fondamentale”.

Sapevo che lei potesse capirmi:è sempre e stata una nonna moderna. Tuttavia, non immaginavo che il suo livello empatia potesse arrivare a tanto. Lei si gira, mi fissa e mi dice: “Lo so, lo so. Sai quando tuo nonno lavorava investiva nell’attrezzatura. Ecco, io ne ho avuto la possibilità, ho comprato cose che mi servivano ma avrei voluto comprare altro”.

“Tipo?” le chiedo, incuriosito da questa affermazione.

“Un frullatore. Uno di quelli con il tubo dove puoi infilare le cose anche metre sta già tritando”.

Non sono sicuro di aver capito così prendo il tablet e inizio a cercare. Scorriamo le immagini e andiamo avanti. Non è semplicissimo trovarlo, non so bene che parola digitare su google così le chiedo dove lo abbia visto e lei mi dice: “Lo usano alla prova del cuoco. E l’ho sempre cercato”. Finalmente lo trovo. Non è troppo costoso ma per il momento nonna non lo compra; non sa che così facendo mi ha appena dato un’idea per il suo regalo di compleanno.

Sono le 8. La casa si riempie di nuovo per cena. La seguo in cucina dove le polpette sfrigolano. “Mi è sempre piaciuto cucinare” mi confessa. La fisso e li vedo quegli occhi castani. Si illuminano, come se io parlassi di viaggi o, che so, di scrittura. Sono gli occhi di una donna che ama la cucina. Quel mixer non è un semplice elettrodomestico. Non è un gadget “extra”. È un’utensile necessario. Lo capisco: non è che lo desideri, lo deve avere. Tutto qui. Resto stupefatto e mentre porto a tavola i piatti rifletto: la passione non conosce età e non ha mai fine.

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