Termini, il treno “abbandonato” e la metafora della regione dimenticata

Roma, stazione Termini. Sono quasi le 8 e un regionale si avvicina lentamente al binario 20 bis. Passa qualche attimo e i passeggeri, già pronti per abbandonare il convoglio, vedono che le porte non si aprono. “Che succede?” chiede qualcuno.
“Sarà un guasto” ipotizza una donna.
“E ti pareva! Una volta che arrivi in orario si sfascia il treno” aggiunge Mauro, 23 anni, studente universitario. Il vociare cresce e i molisani cominciano ad agitarsi. Mauro, scocciato, ritorna al suo posto, estrae il telefono e chiama Francesco, il suo coinquilino. “Francè, vedi che so arrivato”.
“Io a casa sto” risponde Francesco.
“Eh, solo che non ci fanno uscire”
“Da dove?” chiede Francesco.
“Dal treno” ribatte l’altro.
“Ma che cazz… Oh ja, non dì cazzate. Come non vi fanno scende?”
“Ma che ne so! Non si aprono le porte. Si sarà rotto qualcosa… Già mi girano. Ci mancava stu tren che va a carvunella continuana Mauro. “Ti scrivo quando sto in metro così butti la pasta, che c’ho fame”.
“Vabbò” conclude Francesco. Chiude la conversazione, si rimette le cuffie e continua con lo streaming.

A casa, ad Agnone, la mamma di Mauro, ansiosa, aspetta che il figlio la chiami per dirle come di consueto che è  arrivato a casa, che mangerà e andrà a dormire. Il telefono non squilla però e Anna decide di fare qualche pulizia dell’ultimo minuto, per ingannare l’attesa.

I minuti passano. Dopo un po’ le porte del treno si aprono e i passeggeri si riversano sulla banchina del 20 bis. Comincia così la solita processione, un cammino di circa 300 mt, dal binario alla stazione. Mauro però si accorge subito che la stazione è silente, come se il treno fosse arrivato a notte inoltrata. Quella totale assenza di voci, di suoni è glaciale. “Oh, ma che cazz?!” dice Mauro. In realtà, parla tra sé e sé ma, non volendo, ha parlato ad alta voce. Finalmente arriva al varco.

“MUOVETEVI! CORRETE!” urla un agente. “VE NE DOVETE ANDARE”.

Mauro è  nel panico. Non capisce più niente, corre verso l’uscita inseguito dai suoi compagni di viaggio. Tra di loro una donna di circa 70 anni che si affretta a fatica: è veramente impaurita. C’è anche Chiara, una ragazza che Mauro conosce. La sente piangere. Chiara scappa, la donna fugge, tutti se la danno a gambe.

Non si sa come, sono fuori. Soprattutto non sanno da cosa stessero scappando ma il pensiero per tutti era uno, solo uno: è successo! L’Isiss ha attaccato Roma.

Tornato a casa Mauro non impiega molto a capire cosa sia successo. Alla madre racconta tutto ridendo, per farla stare tranquilla ma a Francesco, suo amico da una vita, confessa: “Mi stavo a fa sotto”.

Questo qui su è uno scenario che ho immaginato leggendo quanto raccontato da Primonumero, quotidiano del basso Molise (link: http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=21199). L’incidente, se così, possiamo definirlo è avvenuto qualche giorno fa quando un uomo armato di fucile giocattolo ha scatenato il panico, senza volerlo.

Il dispositivo di sicurezza, a seguito della segnalazione di una donna, si è attivato. I treni sono stati fatti evacuare, tranne il convoglio proveniente da Campobasso. Quando i molisani sono stati fatti uscire, ignari di tutto, hanno trovato alcuni uomini delle forze dell’ordine che gli intimavano di abbandonare la stazione. Un episodio che ha turbato i molisani i quali, ancora una volta, si sono sentiti messi da parte. Insomma: l’ultima ruota del carro.

Da Roma commentano che al momento dell’arrivo, la stazione fosse già sicura e che l’allarme fosse rientrato. Ad ogni modo, è un dato di fatto, che i miei comterranei siano rimasti abbandonati e che non abbiano trascorso un bel quarto d’ora.

Ho provato ad immaginare cosa avrei fatto io e la risposta è stata solo una: sarei entrato nel panico. Ma, ammettiamolo, chi non lo avrebbe fatto? Insomma, i fatti di Parigi hanno spaventato un po’ tutti. Credo sia ingiusto minimizzare quanto accaduto a Roma. Il treno in arrivo al 20 bis, stando a quanto riferito dai giornali, era abbandonato. Non possiamo biasimare i molisani e nemmeno negare che qualche errore sia stato commesso.

 

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