Grazie per ciò che fai, Carmine e scusa se non faccio lo stesso

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Fin qualche tempo fa (circa un anno e mezzo) ero un giornalista locale. Riportavo le notizie che riguardavano la mia comunità – o quelle vicine – e lo facevo con passione e amore. Mi piaceva seguiva la rimozione di tronchi pendenti e pericolanti o segnalare disservizi. Amavo tuffarmi in quegli eventi di beneficenza organizzati da scuole e oratori. Mi svegliavo felice quando sapevo di dover intervistare personalità di spicco della zona come imprenditori, politici, medici o anche giovani che si stavano affacciando sul mondo del lavoro.
Insomma per farla breve: ho amato e amo ancora essere un giornalista locale.

Tuttavia, c’è qualche rovescio della medaglia. Ci si trova, per esempio, in gruppi Facebook per la lottare contro ogni cosa; piovono chiamate sul cellulare (o addirittura sul fisso di casa!) a qualsiasi ora. C’è gente, poco educata, capace di strapparti da una cena con gli amici per parlarti, il sabato sera, del suo problema con il lampione rotto, la buca davanti casa o altro.

Non esiste alcun limite a ciò che possano fare i tuoi concittadini per risolvere un problema che sentono vicino. E, ovviamente, non esiste decenza quando a qualcuno dà fastidio ciò che hai scritto. In quel caso, poco importa che ci si conosca da una vita, arrivano insulti sulla pagina del giornale, sul proprio profilo, “cazziatoni” via chat o telefonici. Il più delle volte per titoli forzati che non rispecchiano completamente il contenuto dell’articolo. (Gente, funziona così! Prima ve lo metterete in testa e prima comincerete a leggere il pezzo interamente, evitando di diffondere informazioni non veritiere).

Ad ogni modo, si tratta di tutte cazzate. Intendo: l’essere braccato da un cittadino che si lamenta di una notizia è solo noioso. Ti scoccia ma non mette in pericolo la tua vita o quella dei tuoi cari. Tuttavia, ci sono zone in cui capita anche questo.

11108848_459600747523750_1238111666111530916_nÈ la storia di Carmine Benincasa, un cronista poco più che ventenne (un coetaneo) che è stato minacciato (una volta nel 2014 ed un’altra volta pochi giorni fa).

“Così impari a fare il giornalista” hanno detto a Carmine, fuori dall’ufficio postale di Cava de’ Tirreni. Dopo, spintoni e schiaffi. Ancora più violenta l’aggressione precedente, nel 2014, quando il cronista veniva minacciato con frasi come “Ti uccido” e “Ti butto giù da un burrone”.

Ho letto un paio di sere fa la notizia e sono rimasto veramente turbato. Mi è tornato alla mente quando evitavo certi punti del corso principale del mio paese per schivare persone che certamente mi avrebbero “bloccato” con l’obiettivo di commentare una notizia o farmi una predica. Roba da niente ma dava fastidio lo stesso. Ho immaginato perciò cosa possa provare Carmine che si è visto duplicemente minacciato. Mi sono chiesto: ma se avessero attentato, in qualche modo, alla mia sicurezza io ce l’avrei fatta a continuare? Non lo so!

Tutti diciamo che Carmine è un grande. Che Giovanni Tizian è un esempio e che Federica Angeli ci insegna a lottare contro l’illegalità ma quanti di noi rinuncerebbero ad una passeggiata “sicura” per fare pubblico servizio?
Se fossi stato minacciato, io avrei continuato a scrivere? Mi dico di si ma non posso esserne sicuro. Non è vigliaccheria o viltà. È che sono un essere umano e, in quanto tale, non posso prevedere le mie reazioni finché non mi trovo in una determinata situazione.

Ho pensato anche alla famiglia e agli amici di Carmine. Ho immaginato mia nonna, ansiosa cronica, con il telefono in mano che chiama mia madre per chiederle se sono rientrato, se ci sono stati problemi. Mia madre, magari, avrebbe avuto sempre il cellulare in mano quando oggi può permettersi di abbandonarlo nei meandri della sua borsa.

Ho fantasticato su tutto questo – per così dire – perché Carmine non è solo il protagonista di un fatto di cronaca. Lui è un ragazzo di ventitré anni. Ha una vita, degli amici ed è incredibile che il suo lavoro, la sua passione per la verità lo mettano in pericolo. È disdicevole che lui possa non sentirsi tranquillo, quando scende in strada per buttare l’immondizia o che si guardi intorno quando, di ritorno da una serata con la ragazza (non so se ne abbia una, ndr) perché sente che qualcuno sta camminando dietro di lui.

Ho pubblicato l’articolo che parlava della sua aggressione e lui mi ha ringraziato per la “vicinanza”. All’inizio, mi ha fatto piacere poi, però, mi è tornato l’amaro in bocca. Alla fine non ho fatto niente per migliorare la sua condizione e la cosa peggiore è che non saprei cosa fare per aiutarlo.

Grazie Carmine per ciò che fai. Grazie a tutti voi altri, colleghi più coraggiosi di me.
Scusatemi se non sono d’aiuto.

 

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