#Ijf,5 giorni in compagnia dei giornalisti di domani

“Beh, allora, com’è andato questo Festival?”
È questo l’interrogativo che la gente mi pone. Ed io ogni volta mi blocco. Non so bene cosa rispondere perché non è facile spiegare la magia dell’IJF a chi non ci sia mai andato.
13000164_10205840692483255_7107585881755384117_nDue anni fa ci provai per l’Eco e forse, in qualche modo, incamiciai il pensiero adeguatamente. Tuttavia, ogni edizione porta con sé novità, esperienze ed emozioni e mi sembrerebbe ingiusto non dedicare qualche riga all’evento che ho aspettato con ansia (e che aspetto nuovamente).

Innanzitutto c’è da dire che, una volta arrivato a Perugia, il tempo ha deciso improvvisamente di accelerare. Era martedì 5 aprile quando sono arrivato nella città umbra, alle 9 passate, e improvvisamente mi sono scoperto a salutare i miei nuovi amici. Era domenica, il festival volgeva al termine e si chiudeva un altro breve capitolo della mia vita. Un capitolo fatto di pagine in cui ho redatto comunicati, in cui ho detto una serie di stronzate assurde con i miei colleghi. Serate in cui abbiamo scherzato, parlato, brindato e ci siamo fatti tante (forse troppe) foto.12970865_10209149707916281_6307861159538071511_o

Nel 2014 ricordo che fu una cosa in particolare a colpirmi: gli speaker non solo tenevano panel e presentazioni bensì frequentavano anche quelli altrui. Insomma, non è mai troppo tardi per imparare e questo uno speaker (anche se redattore di una grandissima e famosissima testata) lo sa. Rimasi sconvolto nel costatare questa verità perché, devo ammetterlo, non ero abituato a questa curiosità. Non la trovavo né nei miei colleghi né in rete, che ospitava commenti di giornalisti frustrati per la formazione continua (sebbene sull’utilità di certi corsi ci sia molto da dire).

IJFACES_09042016_h2014-8Quest’anno, però, quello che ho notato è stato tutt’altro. Mi sono concentrato sui volontari; su quei giovani amanti della scrittura come me. Coetanei che stanno lottando per cercare di farsi strada nell’intricato mondo del giornalismo. La prima sera a Perugia uno di noi ha fatto da mediatore cercando di creare un link tra tutti noi. È stato buffo poiché ognuno di noi raccontava ciò che faceva (quasi come se fosse un gruppo di auto-aiuto). Subito c’è stata una cosa che ho costatato: tutti eravamo nella “merda”. Tutti avevamo scritto per una miseria, tutti cercavamo di fare il grande salto e, ad ogni modo, nonostante questa pessima situazione, a tutti si illuminavano gli occhi quando si parlava di giornalismo.

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Foto di Ruben M. Checa

Devo ammetterlo: questa cosa mi ha rincuorato. Perché? Beh, perché sono fiducioso. Prima o poi, ci sarà un cambio di guardia e quella guardia saremo noi. Le cose si evolveranno perché possiamo trasformarle. Come? Questo ancora non lo so ma sono certo che se nel mondo ci sono altri collegi come quelli che ho conosciuto a Perugia, il giornalismo è in buone mani. La nostra ciurma (composta quasi totalmente da ragazzi del Press Office del festival) era composta da elementi validissimi con diversi background eppure una cosa ci accomunava: sapevamo (e sappiamo) quello che siamo in grado di fare e vogliamo fare. Dateci un po’ di tempo e capiremo in che modo.

 

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