Cibus, un salone scintillante che lascia l’amaro in bocca

20160510_153257PARMA. Il Cibus (salone internazionale dell’alimentazione) è ormai agli sgoccioli. La diciottesima edizione di una delle fiere eno-gastronomiche più importanti, a livello mondiale, sta per concludersi.

Alcuni espositori hanno già cominciato a smontare i loro stand. C’è un viavai di gente ma il pubblico è sempre meno interessato così le aziende lentamente cominciano a togliere prodotti e e allestimenti. Si vedono donne che, fino al giorno prima in tacchi e tailleur griffati, trascinano casse, pacchi e scatole in sobri completi neri. Hanno perso 10 centimetri ed indossano semplici ballerine. La magia del Cibus sta per finire e tutti si preparano a tornare a casa, a fare i conti con quanto fatto. Comincia il lavoro vero: concretizzare ciò che è stato avviato in fiera.

Intanto però, mentre comincia a calare il sipario su questo palcoscenico, arrivano alcune strane comparse. L’ultimo giorno è un trionfo di giovani e anziani. Grandi e piccini dotati di immense bag. «Oltre alle solite iniziative di carità, oggi, ci saranno molte persone che chiederanno di avere prodotti inutilizzati. Cercano cibo, insomma» mi spiegano.

20160515_231019Infatti, poco dopo, arrivano la prima coppia di ragazzi. Miei coetanei (circa 24 anni) e vengono a chiedere se abbiamo qualcosa da dare. Ad occhio e croce sono due universitari. Non hanno bisogno di carità o, almeno, così pare. Appena si allontanano dallo stand tirano fuori uno smartphone e poi vanno a chiedere la stessa cosa all’espositore successivo.

Non tutti, però, sono così fortunati. È il caso della vecchietta con calze contenitive che con la mano arraffa tutti gli assaggi mischiandoli in una grossa busta di plastica. Nonostante le calze contenitive e la camminata incerta, la signora fa incetta di prodotti battendo tutti gli spazi espositivi. Ho immaginato la disperazione di quella donna, costretta ad arraffare (anche con un certo imbarazzo) formaggi, salumi e tartine impiattati, sui banconi.
20160515_231037Mi sono chiesto: ma come faranno ad entrare se il costo del biglietto è di 45 euro e l’ingresso è consentito ai soli addetti ai lavori? E come usciranno dal quartiere fieristico senza che la sicurezza se ne accorga? Come porteranno quei bustoni a casa?

«È sempre così» continuavano a rispondere, quasi con rassegnazione, i colleghi. Sarà così ma a me questo fine Cibus mi ha lasciato con l’amaro in bocca.

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