Può il paywall salvare l’editoria locale?

Ancora brutte notizie per il mondo dell’informazione: stando ad un rapporto di Coop negli ultimi anni c’è stata una vera e propria fuga dai giornali a pagamento in favore delle versioni gratuite online delle stesse testate.

20 miliardi annui. Secondo le stime di Coop è questa la cifra che le famiglie italiane riuscirebbero a risparmiare dalla fruizione gratuita di contenuti quali musica, film in streaming on demand e news. Ma chi ci rimette?

Non è una novità (visto il numero di chiusure e cessate pubblicazioni) tuttavia appare chiaro che a pagarne lo scotto maggiore sono i giornali. Dal 2014 al 2016 i giornali italiani hanno perso una media di 150 mila copie giornaliere; percentuale questa che ovviamente si riflette sul mercato del lavoro e di conseguenza sul servizio reso al pubblico.

Per tutti questi motivi, editori, giornalisti, economisti eccetera si stanno interrogando cercando di trovare la risposta alla domanda che affligge il mondo dell’informazione: come tornare a monetizzare le news?

Il paywall è una delle risposte: un abbonamento online che consente al lettore, una volta inseriti un login ed una password, di accedere a contenuti extra come reportage, interviste, inchieste e via dicendo. Un esperimento quello del paywall che sembrerebbe fruttare per giornali come Il Corriere della Sera (che sarebbe passato dalle 40 mila copie del 2013 alle 50 mila del 2016) e Il Sole 24 Ore schizzato dai 10 mila ai 70 mila abbonamenti in tre anni.

Ci si chiede dunque: può il paywall salvare l’editoria locale?
In tutta onestà, contrariamente a quanto si direbbe, io credo di sì. Ad una condizione, però: che il servizio reso valga la pena di essere pagato. Lungi da me voler salire in cattedra (solo perché, occupandomi di altro, sarei al coperto) tuttavia credo che, soprattutto nei piccoli giornali, dovremmo sperimentare di più, cimentarci in sfide più grandi di noi e – perché no – cominciare a prendere davvero esempio da chi, con gli abbonamenti, è riuscito a salvarsi dal default. Allora ben vengano i contenuti multimediali, le collaborazioni con gli esperti, i contenuti speciali e perché no anche il public editor (ne tornerò a parlare).

Non sarà immediato ma… nobody said it was easy!

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