Chi pianifica non gode

«La gente come me pianifica tutto perché sa che le cose non andranno come le ha pianificate».
«Non capisco».
«Tu progetti una cosa, no? E sai già che non andrà così»
«E allora perché perdi tempo a pianificare, Marco?» chiese Gloria.
«Perché, pianificando possono esserci delle variazioni. Ok? Ma se non pianifichi allora non avrai il controllo su niente…»
«Sei malato»!
«Lo so. Vado a fare il caffè».

Era strano. La maggior parte delle loro conversazioni finiva con la resa di uno dei due; non si pigliavano; avevano una visione del mondo che combaciava in pochissimi punti eppure Marco e Gloria erano amici da anni.
Lei istintiva, lui pesato ma entrambi membri del club “Fan dei film mentali”.

Marco era tornato a Roma dopo qualche mese di assenza. Viveva a Perugia dove stava seguendo un master e aveva deciso di approfittare di un corso di formazione per ritornare in quella grande città che lo aveva stregato; un amore maledetto di quelli in cui stai bene e male contemporaneamente.

Nella piccola cucina di Gloria, la moca gorgogliava per avvisare che il caffè era pronto. «Sarà di sicuro acquetta…» attaccò Gloria.
«Oh, senti, non cominciare. Se tu vuoi l’effetto cocaina non è colpa mia! Piuttosto che facciamo stasera»?
«Andiamo in centro. Anche se con ‘sto tempo…» rispose Gloria, scostando le tendine blu dalla finestra. «Non promette troppo bene. Guarda il cielo»!
«E prenotiamo una Enjoy. Al rientro ce ne torniamo con una macchina così sicuro non ci infradiciamo nell’attesa del notturno».
«Ok» convenne Gloria, che però non sembrava troppo convinta.

La sera trascorse abbastanza velocemente. Avevano progettato un dopocena tranquillo e così fu. Poi la coppia di amici decise di tornare a casa. Cominciò a piovere e Marco, giusto in tempo, si accaparrò una di quelle 500 rosse.

Entrarono in macchina. Marco si sentiva un po’ strano. Aveva guidato  e guidava ma a Roma era la prima volta e, purtroppo, non riusciva a togliersi quel blocco tutto provinciale del “e se non sai la strada?”. Mise in moto il motore, uscì dal parcheggio e si avviò verso la strada consigliata dal navigatore.
RDS suonava qualche canzone anni ’90 quando, improvvisamente, Marco e Gloria si persero. Tra una chiacchiera e l’altra mancarono una traversa e rimasero incastrati in una strada a senso unico; il GPS si incartò come un adolescente alla lavagna, durante l’interrogazione di fisica, e i due si trovarono a girovagare per una Roma vuota e bagnata.

Ad un tratto lo videro. Bello, immenso, affascinante. Il Colosseo in tutta la sua imponenza.
«Che figo» disse Gloria, pronta a scattare una foto.
«Trova la via di casa col telefono» la zittì Marco, nervoso.
Gloria, conoscendo Marco non rispose. Impostò il navigatore del cellulare invano. I due GPS davano indicazioni sbagliate e la 500 rossa finì per circumnavigare l’anfiteatro mostrandolo ai due in tute le sfaccettature.

Poi, non si sa come, si trovarono sulla retta via. Erano nei pressi di Piramide quando Gloria disse a Marco di accostare. C’era una caffetteria  e decisero di entrare per mangiare un dolce. Furono sorpresi quando videro che quel posto, di notte, vendesse solo alcolici. Costosissimi alcolici.
Ripiegarono su un classico (e inaspettatamente caro) calice di vino. Lo bevvero con calma e uscirono in silenzio. Erano stati truffati e, per di più, qualcuno aveva pure preso la macchina. Erano a piedi, sotto la pioggia.

Cominciarono ad imbeccarsi come al solito; un ping pong intervallato dalla continua proposta di Marco: «Vedo se c’è un’altra Enjoy in zona»?
L’uno accusava l’altro finché una saetta squarciò il cielo. Stava per peggiorare la situazione e Gloria disse: «Trova una cazzo di macchina. Ora»!

Fu come vedere un’oasi nel deserto. Entrarono dentro la Fiat e tornarono a casa. Salirono i cinque piani in silenzio finché Marco disse: «Se solo avessimo pianificato…»
«Non avresti avuto una bella storia da raccontare» chiuse Gloria.
A Marco non resto che ammettere la sconfitta in silenzio. Perché, lo sapeva, se avesse dichiarato la resa, Gloria avrebbe gongolato terribilmente.

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