La multimedialità è un must e i giornali locali dovrebbero investire nell’inchiesta. Parola di reporter

giorgio-cabecera-lowHunger for bees” è il nome del reportage, supportato dal Centro Europeo di Giornalismo, che vede tra le sue autrici Adelina Zarlenga. È proprio alla giovane giornalista molisana che ho rivolto qualche domanda per una breve intervista.

Cominciamo dalle basi. Ricostruiresti per Gio’s Paper la tua carriera in tappe?
Terminato il liceo classico ho studiato Comunicazione Linguistica e multimediale all’Università di Firenze e successivamente, dopo l’Erasmus in Spagna, mi sono specializzata all’Università di Urbino in Editoria, Media e Giornalismo. Allora ho iniziato a collaborare con un giornale locale a Ferrara, con Ella Studio (ufficio stampa e di comunicazione di Parma specializzato nel settore dei viaggi) con il quale tutt’ora collaboro e, nel frattempo, ho cominciato a mettere radici in Molise e scrivere per alcuni giornali locali come “La voce del Molise” e “Primo Piano Molise”. Con quest’ultimo ho collaborato fino a dicembre dello scorso anno.

Parliamo del reportage. Come ti sei ritrovata in una cosa così grande?
Sì, un progetto che mi ha entusiasmato molto! La mia cara amica giornalista Monica Pelliccia con cui ho studiato all’università, in occasione di un viaggio in Molise a Capodanno 2016, mi ha proposto di lavorare ad un progetto giornalistico insieme e di candidarlo ai Journalism Grants. Insieme alla fotografa Daniela Frechero ci abbiamo ragionato su e abbiamo sviluppato il tema del declino delle api, con un focus insolito: quello della relazione con l’alimentazione e la sicurezza alimentare.

img-20160730-wa0016Perché proprio le api?
Quello del declino delle api è sicuramente un argomento molto sentito e se ne parla già da un po’. Tuttavia noi abbiamo voluto dargli una chiave di lettura differente concentrandoci sugli aspetti relativi alla nutrizione e alle ripercussioni sulla salute. Molti non mettono in relazione quanto gli impollinatori siano fondamentali per la produzione di cibo e per la produzione di alcuni micronutrienti che in certe parti del mondo, dove c’è un’agricoltura di sussistenza, sono a dir poco fondamentali.

Ma non è solo l’alimentazione dei Paesi in via di sviluppo a rischiare…
No, infatti. Senza le api la nostra dieta si ridurrebbe davvero a pochi elementi come pasta, cereali e poco altro più. Molti dei disagi, poi, sono causati dall’agricoltura industriale per la quale si fa un massiccio uso di pesticidi.

Si tratta di una conseguenza che la maggior parte di noi ignora. Parlando degli aspetti tecnici dell’inchiesta, quanto è durata la fase preliminare di ricerca?
Ovviamente le ricerche non finiscono mai. Si inizia su Google per reperire informazioni basilari e non si termina più. Ancora oggi continuiamo a documentarci per restare aggiornate. Ad ogni modo, la parte preliminare di studio è durata circa due mesi, un bimestre in cui tutte e tre (le autrici dell’inchiesta, ndR) abbiamo lavorato duramente per focalizzare la tematica. Poi si approfondisce e si continua…

Dunque c’è stata una ricerca preliminare, sono cominciati i viaggi quindi post-produzione e narrazione di tutto l’insieme di storie che poi rivelano al lettore i risultati della ricerca. Tu in che misura hai partecipato?
Io mi sono occupata con Monica Pelliccia delle storie italiane. Sempre Monica, project leader, insieme a Daniela Frechero ha visitato l’India; un viaggio di circa un mese in cui è stato raccolto molto materiale.

img-20160730-wa0019Siete riuscite a collaborare a distanza?
Certamente. Il contatto è stato continuo; grazie a Skype eravamo in collegamento: io mi tenevo aggiornata sugli sviluppi e continuavo a fare tutto il lavoro di desk fondamentale per arricchire l’inchiesta.

Quanto è stato utile internet?
Sicuramente ci ha aiutato moltissimo nella ricerca delle fonti, tuttavia è chiaro che, per un progetto del genere, la presenza sul campo è fondamentale. Anche in Italia abbiamo viaggiato per più di venti giorni.

Dunque per un anno sei stata corrispondente locale, giornalista d’inchiesta. Come si fa a far tutto?
Oddio… non è stato facile ma l’intera esperienza è stata davvero stimolante. Ho imparato a lavorare con intensità dove però sparisce l’immediatezza. È un qualcosa che manca quando ci si occupa di cronaca locale, anche se noi giornalisti siamo abituati a stare sempre sul pezzo.

La vostra è stata un’inchiesta multimediale. Oltre agli articoli e ai video avete scritto i testi per un fumetto (illustrato da Andra Lucio, ndR) che ha raccontato le storie delle persone intervistate e avete anche un video animato. La domanda è: secondo te la multimedialità è un must?
Sì! È il presente e sarà il futuro. Oggi assistiamo ad una convergenza di tutti i mezzi di comunicazione, di tutte le forme visive e scritte. Ciò da un lato è bellissimo perché è più creativo ma dall’altro implica che il giornalista sia un professionista con un bagaglio sempre più grande di competenze, che sia sempre più multitasking e che non smetta mai di aggiornarsi.

Benissimo. Allora tu cosa diresti a tutti quei colleghi che rifiutano il declino della carta stampata?
Dunque, che la carta stampata sia in declino è ormai un dato di fatto. È triste ammetterlo o rinunciare alla concretezza del testo scritto ma sicuramente siamo in un mondo digitale ed è inutile invertire questo processo.

ade-e-monica-reporter-apicoltriciD’altra parte, tagliando fuori la multimedialità vanno perse grosse fette di materiale. Penso, per esempio al ronzio delle api che si può sentire in una delle clip della vostra inchiesta…
Assolutamente! Questi sono scenari che possono essere raccontati ma partecipare a quella scena è diverso. Forse oggi abbiamo sviluppato un altro tipo di immaginazione, però il fatto di poter riportare davvero il ronzio delle api dà il valore in più… Dovremmo davvero imparare di più ad essere multimediali.

Sui giornali locali è possibile fare inchiesta?
Volendo si potrebbe fare benissimo ma c’è da dire che la cronaca locale è sicuramente più impattante; inoltre l’inchiesta presuppone un budget più elevato e più tempo a disposizione. Credo che però un tentativo vada fatto: investire su questa tipologia di giornalismo, sulle risorse umane e sperimentare di più.

Ultima domanda: quali i progetti per il futuro?
Beh, continueremo sicuramente con la promozione dell’inchiesta (pubblicata già su giornali nazionali e internazionali come Repubblica Le Inchieste, EFE Verde, The Hindu, New Internationalist). Il 1° febbraio presenterò il reportage a Vasto nell’ambito del congresso dell’apicoltura AAPI, invece a fine febbraio io e Monica Pelliccia saremo tra le protagoniste del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino e poi abbiamo tantissime idee per nuovi lavori giornalistici. Da poco sono diventata una libera professionista (lavoro come giornalista freelance, ufficio stampa e mi occupo di comunicazione web e social media), perciò sono pronta a cimentarmi in questa nuova carriera. Ad ogni modo, consiglio a tutti di seguire l’hashtag #Hunger4Bees; ci saranno interessanti novità.

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